"Cronaca di un viaggio per una provincia la più vasta, la più impervia, la più derelitta d'Italia"

Storia

Il Risorgimento in Basilicata aveva assunto una tendenza tutta particolare, grazie agli orientamenti moderati e democratici abbastanza caratterizzati; i patrioti lucani avevano avuto una capacità di iniziativa molto forte, culminata nella vittoriosa insurrezione  del 18 agosto 1860, che aveva visto la colonna degli insorti, provenienti da Corleto Perticara, occupare militarmente Potenza e porre la fine del regno borbonico, ancor prima dell’arrivo di Garibaldi e della definitiva sconfitta di quella dinastia. La Basilicata aveva pagato duramente il costo dell’Unità nazionale, dal 1861 al 1864; insieme a tutta la campagna meridionale, aveva subito lo scacco traumatico e infuocato del  brigantaggio che aveva assunto l’andamento di una vera e propria “guerra civile” tra  popolazioni contadine ed esercito italiano. La repressione fu durissima, nonostante una aperta  sconfessione da parte di Cavour che prima della morte aveva scongiurato i suoi collaboratori di non adottare,  contro il Sud, lo stato d’assedio, affermando che solo in un regime di libertà quelle popolazioni avrebbero riguadagnato il terreno perduto, rimettendosi al passo col resto dell’Italia.
La crisi agraria in Basilicata portò ad uno stato di insolvenza molte aziende agricole negli ultimi due decenni dell’Ottocento. Le attività di recupero dei crediti in cui furono impegnati i giudici del tribunale di Matera, crebbero paurosamente tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in coincidenza con la fase più acuta della crisi, per poi decrescere lentamente, a mano a mano che venivano a maturazione gli effetti della Legge Zanardelli per la Basilicata del 1904, per scomparire quasi negli anni di guerra.
Altra piaga era l’assalto ai boschi per la necessità di mettere a coltura terre che altrimenti erano ritenute, a torto, improduttive e quindi pressocché inutili. Su boschi e macchieti comunali e demaniali, si scatenò una vera e propria gara distruttiva.
Ma gli anni successivi al 1880 in Basilicata furono segnati, sul piano sociale e strutturale, da un imponente fenomeno migratorio, iniziato già prima soprattutto ad opera di piccoli nuclei, dai gentili e cortesi viggianesi suonatori d’arpa e di violino, da artigiani di nobile mestiere, quali gli indoratori di Maratea, gli argentieri, i lavoratori del rame (Rivello e Nemoli) e poi da stagnini, calzolai, barbieri, sarti, fotografi, carpentieri, muratori. Con l’espodere della crisi agraria quell’emigrazione raggiunse livelli di massa e coinvolse i lavoratori agricoli, i contadini e in qualche caso anche imprenditori di non oscuro lignaggio travolti dalla crisi. Nel periodo che va dal 1869 al 1913, secondo stime fatte, l’emigrazione lucana riguardò  quasi 400.000 unità e provocò nella regione un forte calo demografico. All’interno della Basilicata fu la montagna ad essere  la maggiore interessata dal fenomeno con un conseguente calo demografico maggiore rispetto ad altre zone.
Nel corso dei primi decenni del Novecento la situazione in Basilicata era abbastanza pesante. Questo era pressappoco il quadro che si presentava agli occhi del Presidente Zanardelli quando nel settembre del 1902 mise piede in Basilicata.
“Io lamento le condizioni della Basilicata perché sono miserrime e perché effettivamente, quasi quasi non le comprendo, tanto lo stato presente di quella provincia è in disarmonia con la sua antica floridezza che i deputati della provincia conoscono meglio di me. Ad ogni modo quest’opera di redenzione per restituire la Basilicata al suo antichissimo splendore sarà certo negli intenti miei e del Ministero in quanto è possibile. Io dico, mi farò collaboratore dei deputati della Basilicata allo scopo di giovare a questa provincia e di restituirle, le grandezze di un tempo”.
Con queste affermazioni Zanardelli concludeva, nel giugno 1902, l’ampia discussione alla Camera sull’esecuzione di alcune opere pubbliche, durante la quale  i deputati Lacava e Torraca avevano invitato esplicitamente il governo a prendere in considerazione le tristissime condizioni della Basilicata.

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